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Antibiotico-resistenza

Pills and capsules on white

La diffusione dell’antibiotico- resistenza nelle infezioni zoonotiche è un importante problema di salute pubblica che deve essere affrontato nella prospettiva “one health” perché coinvolge settori della Sanità Pubblica Veterinaria ed Umana, dal momento che interessa sia la sanità animale che la sicurezza alimentare.
Che cos’è l’antibiotico-resistenza?
Come è noto la cura delle malattie infettive è stata rivoluzionata dall’avvento degli antibiotici, e più in generale degli antimicrobici, che hanno rappresentato un traguardo fondamentale per il miglioramento delle condizioni di salute dell’uomo e degli animali. L’antibiotico resistenza rappresenta una grave minaccia al livello mondiale per la salute e la vita delle persone. Letteralmente il termine indica la capacità dei batteri di resistere all’azione di un antibiotico.
Il fenomeno della resistenza pur essendo un naturale processo evolutivo, può essere aggravato da un uso improprio dei farmaci antibiotici. Lo scopritore della penicillina, Alexander Fleming, già in occasione della cerimonia del Nobel, nel 1945, aveva avvertito della possibilità che i microrganismi avrebbero potuto sviluppare resistenza a questo importantissimo farmaco. (Fonte:focus.it/scienza/salute/batteri-resistenti-agli-antibiotici).
Intorno agli anni ’30 sono stati scoperti i primi antimicrobici e contestualmente è nata con loro anche l’antibiotico-resistenza. Inizialmente i batteri erano molto sensibili al farmaco e poi, con il passare degli anni, hanno cominciato a manifestare una certa resistenza al trattamento terapeutico. Una situazione questa che rischia di sguarnire sempre più “l’arsenale terapeutico” che abbiamo a disposizione.
I fenomeni di antibiotico- resistenza sono da attribuire essenzialmente all’uso indiscriminato degli antimicrobici, pratica ricorrente sia in medicina umana che veterinaria. In zootecnia, in passato, gli antimicrobici venivano utilizzati non solo a scopo terapeutico ma anche a scopo auxinico cioè, come promotori di crescita. Quest’ultima pratica è ampiamente diffusa negli Stati Uniti e fa sì che tali sostanze somministrate a lungo a basso dosaggio creino un ambiente favorevole per lo sviluppo di batteri resistenti come, ad esempio, la Salmonella, il Campylobacter e lo Staphylococcus aureus, l’Escherichia coli, la Klebsiella pneumoniae (polmoniti e setticemie) ed alcune specie di batteri enterococchi.
I ceppi sensibili vengono distrutti, mentre quelli resistenti cominciano a moltiplicarsi, aumentano di numero e trasmettono la resistenza dagli animali all’uomo, di generazione in generazione anche al di fuori dell’allevamento. Questo fenomeno si realizza anche nel caso in cui gli antimicrobici, usati in campo veterinario, sono diversi da quelli utilizzati in campo umano. Il trasferimento della resistenza si verifica sia con il consumo degli alimenti, sia per il contatto diretto con gli animali sia attraverso lo scambio di materiale genetico o a seguito di mutazioni del materiale genetico del germe.
Esistono inoltre i cosiddetti batteri indicatori tra i quali Enterococcus ed Escherichia coli che com’è noto si tratta di germi normalmente non pericolosi e ubiquitari, cioè presenti ovunque, anche nel tratto intestinale di uomo ed animali. In caso di terapia antibiotica anche questi batteri subiscono l’influenza del farmaco e riescono a trasmettere una certa resistenza ad altri germi patogeni e quindi più pericolosi.

E coli Bacteria

Sorveglianza, uno strumento necessario
Giunto alla terza edizione, il rapporto campano si è dimostrato uno strumento conoscitivo efficace poiché fornisce una visione aggiornata sull’appropriatezza dalle politiche antibiotiche adottate in ambito ospedaliero, permettendo di analizzare le loro ricadute sull’efficacia dei principi attivi disponibili, attraverso rilevazioni sulle antibiotico resistenze e sull’uso di antibiotici, basate su metodologie validate scientificamente in sede comunitaria.

I dati della sorveglianza

Come riportato nell’articolo “Antibiotico-resistenza e uso degli antibiotici negli ospedali. I dati 2012 della Campania” del Dott.Bruno Sarnelli – Assessorato alla Sanità della Regione Campania-  i dati di sorveglianza regionale descrivono un quadro d’insieme sull’antibiotico-resistenza da cui risultano confermate molte criticità e in cui vengono individuati diversi trend preoccupanti, alcuni dei quali in controtendenza rispetto ai dati europei e italiani-Rapporto 2012 sulle antibiotico resistenze e sull’uso di antibiotici rilevati nelle strutture ospedaliere della Campania-.

Nella prima parte il report descrive i risultati delle rilevazioni sulla resistenza agli antibiotici effettuate nel 2012 presso le strutture ospedaliere della Campania attraverso il Sistema regionale di sorveglianza delle antibiotico resistenze (Si.Re.Ar.), attivo dal 2010; nella seconda parte il documento riporta la metodologia e i risultati della rilevazione sull’uso ospedaliero degli antibiotici, svolta nel 2012 su un campione di 24 ospedali campani, mediante il Protocollo europeo per lo “Studio puntuale di prevalenza delle infezioni correlate all’assistenza e sull’uso di antibiotici”.
Tra i principali dati emerge che, negli ultimi tre anni, le percentuali di resistenza alle cefalosporine di terza generazione, ai fluorochinoloni e agli aminoglicosidi da parte delle Enterobacteriaceae hanno mostrato un incremento significativo, risultando tra le più alte in Europa. La stessa cosa si può dire per K. pneumoniae resistente ai Carbapenemi.
Per quanto riguarda la multiresistenza, per alcuni organismi come Pseudomonas aeruginosa, Acinetobacter baumannii complex e, ultimamente, K. pneumoniae, in Campania la diffusione dei resistotipi con resistenze combinate risulta maggiore rispetto al resto del Paese e del vecchio continente. Inoltre, la diffusione di questi patogeni multi-resistenti o pan-resistenti tende all’endemizzazione in aree assistenziali critiche come per esempio le terapie intensive.
Infine, la prevalenza di Stafilococco aureo meticillino-resistente è più elevata in Italia e in Campania, rispetto al resto d’Europa e, in Regione, si conferma anche l’elevata diffusione di Enterococchi resistenti agli aminoglicosidi ad alta concentrazione, così come quella dei ceppi di S. pneumoniae resistenti ai macrolidi e alla penicillina.

Attualmente l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha allertato gli esperti evidenziando che la resistenza agli antibiotici si sta diffondendo a livello mondiale, provocando gravi conseguenze per la salute. Alcune polmoniti, ad esempio, che prima venivano curate senza troppa difficoltà grazie alla penicillina ora in molti casi non rispondono più a questo farmaco. Per questo motivo se non si interviene rapidamente potrà accadere fra qualche decennio che il mondo non riuscirà a curare nemmeno infezioni batteriche lievi. L’Unione Europea per fermare il rischio di molecole resistenti si è attivata emanando diversi provvedimenti legislativi finalizzati a regolamentare l’utilizzo degli antibiotici in ambito veterinario e a vietare l’uso degli stessi come promotori della crescita.
Con l’auspicio che vengano al più presto individuati farmaci di nuova generazione di cui abbiamo urgente bisogno, per limitare i danni dovuti a questo fenomeno devono intervenire le figure professionali a ciò deputate ( medici veterinari, medici ecc.) con una prescrizione più limitata di queste sostanze ed il singolo individuo che dovrà usare l’antibiotico solo in caso di necessità e non, come spesso succede, per curare lievi patologie stagionali come il raffreddore o l’influenza, visto che gli antibiotici non curano i virus.

Dott.ssa Daniela BovePink and red microbacterias