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Conosciamo l’Olio di Palma

Oil palm fruit and cooking oilUltimamente al centro di molti dibattiti sulla sicurezza alimentare compare un “nuovo ingrediente”: l’OLIO DI PALMA.

Fa male? Dobbiamo smettere di usarlo? La sua coltivazione è insostenibile per il Pianeta?

Molte sono le domande sul suo utilizzo e sulle conseguenze che esso provoca, cerchiamo di rispondere ad alcune di esse.

L’olio di palma è  un grasso vegetale ricavato dalla spremitura della drupe, un  frutto simile alle olive,  molto presente nei nostri consumi alimentari. Viene utilizzato nella produzione  di una  vastissima gamma di biscotti e merendine presenti sugli scaffali del supermercato, nelle farciture dei dolci confezionati e nelle creme spalmabili di cui siamo ghiotti sin da bambini, in quasi tutti i cibi pronti e persino nei prodotti per la prima infanzia.

Recenti studi hanno focalizzato la loro attenzione per dimostrarne gli eventuali effetti nocivi che potrebbe avere sulla salute del consumatore. Da uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Investigation (Benoit et al. 2009) emerge la capacità di creare dipendenza da parte di alcuni tipi di grassi, in particolar modo l’acido palmitico. Essi, infatti,  deprimono il senso di sazietà provocando alterazioni a livello dell’ipotalamo; alterazioni che portano alla riduzione della produzione di insulina e leptina, le due molecole che ci fanno sentire sazi bloccando l’assunzione del cibo. Questo tipo di effetto può durare anche per tre giorni; motivo per cui si instaurerebbe dipendenza.
L’acido oleico dell’olio d’oliva invece, non inibisce il senso di sazietà e non crea nessuna dipendenza, inoltre ha un costo più alto e viene usato solo da poche aziende alimentari. La sua produzione sembrerebbe essere anche causa di una feroce deforestazione a favore della monocoltura intensiva della palma, mettendo a repentaglio interi ecosistemi e la sopravvivenza di molte specie animali del Borneo e di Sumatra.

Se pensiamo alla preparazione di una torta o un qualsiasi prodotto da forno noteremo che 

– Nella maggior parte delle ricette, oltre allo zucchero, è necessario aggiungere una certa quantità di sostanze grasse: olio o burro a seconda della preparazione. Nel caso dei prodotti da forno, così come nelle creme, i grassi più utilizzati, che regalano una miglior struttura e consistenza al prodotto, sono i grassi saturi (come il burro). Diversamente si comportano gli oli vegetali, che essendo insaturi e liquidi sono utilizzati con minore frequenza.

– L’olio di palma, pur essendo di origine vegetale, rappresenta un’eccezione, poiché ha una composizione in acidi grassi più simile al burro che agli altri grassi vegetali: è infatti composto essenzialmente da grassi saturi (palmitico, stearico e laurico). Di conseguenza ben si presta, per le sue proprietà chimiche, a sostituirlo nelle preparazioni industriali.

– Il suo utilizzo nell’industria alimentare è sostenuto dai costi nettamente inferiori, dalla sua capacità di non alterare i sapori dei prodotti nei quali è contenuto e , in fine, garantisce una conservabilità maggiore dei prodotti, per la sua maggior resistenza alla temperatura e all’irrancidimento rispetto al  burro.

– La sua presenza massiccia tra i nostri cibi è dovuto anche  all’inasprimento delle normative dell’Organizzazione mondiale della sanità sui grassi idrogenati, come le margarine.

– La sua azione nociva sulla salute del consumatore è correlata alle quantità assunte.

– Trattandosi di un grasso saturo, va considerato esattamente come tutti gli altri grassi saturi:  ci riferiamo ad esempio al burro o allo strutto.

– Non si deve necessariamente esasperare la posizione dei nutrizionisti sul suo utilizzo; piuttosto si deve informare il consumatore, spiegando che tutti i grassi saturi sono dannosi per la nostra salute , ma che, limitandone il consumo, possono essere assunti nella nostra dieta.

– In sintesi: non possiamo continuare a pensare che la merendina industriale (fatta con l’olio di palma) sia per forza cattiva, mentre  un dolce fatto in casa  (col burro) sia necessariamente buono. Perché, di fatto, sono sia buone quanto cattive entrambe, e con nessuna delle due si dovrebbe eccedere nelle quantità.

Ne deriva che una soglia accettabile del consumo di tutti i grassi saturi è  del 10% massimo sul totale delle calorie giornaliere.

Per quanto riguarda invece la sua relazione con l’aumento del colesterolo ematico, va detto che tutti i  grassi saturi ne provocano l’aumento, ma l’olio di palma , in particolare, non provoca variazioni particolari del cosiddetto “colesterolo cattivo” (Ldl), dati di letteratura scientifica che però non sono da considerarsi definitivi.
Sulle accuse di cancerogenicità, invece, non troviamo alcun riscontro nella letteratura scientifica che comprovi la correlazione diretta tra olio di palma e l’induzione di tumori. Fino a prova contraria, quindi, si tratta di accuse infondate, o che confondono l’olio di palma con altre sostanze.

Stesso discorso per la sua responsabilità nei confronti dell’insorgenza del diabete di tipo 2. La ricerca non possiede ancora certezze sugli effetti che l’olio di palma esercita sul nostro organismo.

In generale, va sottolineato che, contro l’olio di palma non si registrano (perlomeno a oggi) posizioni ufficiali da parte degli organi preposti a vigilare sulla nostra salute: l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO),  l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), nonchè il Ministero della Salute.
Resta da chiarire l ‘effetto che la produzione dell’ olio di palma ha sull’ ambiente.  L’estensione dei terreni per la coltivazione delle palme da olio, che si concentra nel Sud-Est asiatico (in particolare in Indonesia e Malesia)  comporta un massiccio abbattimento delle foreste tropicali. Le conseguenze sono la distruzione dell’habitat di numerose specie, l’aumento dei gas serra nell’atmosfera e lo stravolgimento dell’assetto idrogeologico del territorio.Il problema dell’abbattimento e della deforestazione non diminuirebbe comunque con l’aumento di coltivazioni alternative per cui bisogna puntare al rispetto delle regole indirizzate a tutelare la produzione sostenibile.

In conclusione, una corretta informazione  trasformerebbe il consumatore da soggetto passivo a soggetto cosciente capace di approcciarsi ad un ” consumo consapevole” per un’alimentazione varia e libera da allarmismi.

Fonte: Olio di palma obbligatorio nelle etichette