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I parassiti: opistorchiasi, cause ed effetti

Dalla rivista ARPA Campania Ambiente Anno VII n°30/15 ottobre 2011

L’opistorchiasi è una malattia causata da elminti (trematodi) del genere Opistorchis i cui vermi adulti si localizzano nei dotti biliari dei mammiferi, incluso l’uomo. Per compiere il ciclo di vita il parassita necessita di tre ospiti: due ospiti intermedi (una lumaca d’acqua dolce della famiglia Ciprinidae) ed un ospite definitivo (il gatto). In Italia l’uomo funge solo da ospite occasionale. Infezioni sporadiche sono state segnalate in persone che si sono nutrite di pesci cucinati secondo le abitudini locali, specialmente insalate contenenti pesce crudo d’acqua dolce sminuzzato. Il parassita è molto comune nelle tinche di alcuni laghi del centro Italia (Bolsena, Bracciano, Trasimeno), nel 2003 si sono verificati i primi due casi di opistorchiasi nell’uomo per consumo di pesce crudo pescato nel lago Trasimeno.

I dati scientifici raccolti dall’IZS Lazio e Toscana tra il 2007 ed il 2010 permettono di sostenere come la Tinca sia considerata ad oggi l a sola specie ittica infestata. L’uomo affetto da opistorchiasi non è contagioso per le altre persone perchè, anche se elimina le uova del parassita, si infesta solo con l’ingestione delle metacercarie che sono le forme infettanti del parassita presenti negli ospiti intermedi. La sintomatologia è generalmente molto sfumata (febbre, dolori addominali, mal di testa, astenia, artralgia, diarrea, nausea) o del tutto assente. In generale tutte le persone coinvolte mostrano eosinofilia ed aumento degli enzimi epatici. nei casi avanzati si possono sviluppare ipertensione portale, infiammazione cronica ed iperplasia dell’epitelio delle vie biliari, compresa la possibile invasione del dotto pancreatico. La diagnosi nell’uomo si effettua mediante la ricercha microscopica delle uova nelle feci. la migliore profilassi è l’educazione sanitaria mirata ad evitare il consumo di pesce d’acqua dolce crudo oppure la cottura o il congelamento a -20°C per una settimana, trattamenti in grado di inattivare il parassita.

Germana Colarusso