Archivi per la categoria ‘Prodotti della pesca’

Report sulla presenza di Ostreopsis ovata lungo il litorale costiero campano: monitoraggio 2007-10

Negli anni 2007-2010 in Regione Campania è stato attuato un Piano straordinario di monitoraggio sullo sviluppo e presenza di Ostreopsis ovata.

Si allega la relazione quadriennale sulle attività svolte ed i risultati ottenuti elaborata a cura del Gruppo di Coordinamento sulla problematica Ostreopsis ovata.

Report Ostreopsis ovata 2007-2010

Nota informativa: Consumo di carne scura di granchio – Pubblicazione Regolamento UE 420/2011

Nota del Ministero della Salute “Livelli di cadmio nella carne”

Il cadmio (Cd) è un metallo pesante che contamina l’ambiente sia per cause naturali, sia in conseguenza di processi industriali e agricoli. Per la popolazione generale, ad eccezione dei fumatori, la fonte principale di esposizione al cadmio è rappresentata dagli alimenti.
Nell’organismo umano il cadmio si accumula maggiormente nel rene e nel fegato. Il cadmio è un elemento nefrotossico che si accumula preferibilmente negli organi interni dei granchi. I livelli di cadmio dipendono anche dalla specie e in particolare dalle dimensioni del granchio.
I granchi e granchi-simili possono contenere elevate quantità di cadmio negli organi e tessuti nel cefalotorace, che rappresenta il corpo principale del granchio. Alcune di queste parti, indicate come “carni scure”, hanno un aspetto bruno-verdastro e contengono l’epatopancreas, l’organo digestivo del granchio, in cui si accumula la maggior parte del cadmio Le carni bianche dei granchi contenute nelle zampe e nelle chele presentano generalmente livelli non significativi di cadmio.
La normativa stabilisce un limite massimo di 0,5 mg/kg nella carne delle appendici dei granchi. Grazie ai controlli analitici  che vengono eseguiti dalle autorità sanitarie, la carne bianca delle zampe e delle chele può essere consumata in tutta sicurezza.
Bambini, vegetariani, fumatori, nefropatici e consumatori abituali di granchi interi sono i gruppi di popolazione maggiormente esposti ai rischi derivanti dall’assunzione di cibi contaminati da livelli elevati di cadmio, come le parti scure (epatopancreas) del granchio.
Il cadmio (Cd) è un metallo pesante che contamina l’ambiente sia per cause naturali, sia in conseguenza di processi industriali e agricoli. Per la popolazione generale, ad eccezione dei fumatori, la fonte principale di esposizione al cadmio è rappresentata dagli alimenti. Nell’organismo umano il cadmio si accumula maggiormente nel rene e nel fegato.Il cadmio è un elemento nefrotossico che si accumula preferibilmente negli organi interni dei granchi. I livelli di cadmio dipendono anche dalla specie e in particolare dalle dimensioni del granchio.I granchi e granchi-simili possono contenere elevate quantità di cadmio negli organi e tessuti nel cefalotorace, che rappresenta il corpo principale del granchio. Alcune di queste parti, indicate come “carni scure”, hanno un aspetto bruno-verdastro e contengono l’epatopancreas, l’organo digestivo del granchio, in cui si accumula la maggior parte del cadmio Le carni bianche dei granchi contenute nelle zampe e nelle chele presentano generalmente livelli non significativi di cadmio.La normativa stabilisce un limite massimo di 0,5 mg/kg nella carne delle appendici dei granchi. Grazie ai controlli analitici  che vengono eseguiti dalle autorità sanitarie, la carne bianca delle zampe e delle chele può essere consumata in tutta sicurezza.Bambini, vegetariani, fumatori, nefropatici e consumatori abituali di granchi interi sono i gruppi di popolazione maggiormente esposti ai rischi derivanti dall’assunzione di cibi contaminati da livelli elevati di cadmio, come le parti scure (epatopancreas) del granchio. Per questa ragione, al fine di evitare possibili assunzioni di livelli indesiderabili di cadmio, è opportuno  eliminare accuratamente tutta la parte scura del granchio consumando esclusivamente le carni bianche delle appendici (zampe e chele).

Per approfondire consulta:

- Nota commisione europea


- REGOLAMENTO (UE) 420/2011



La colatura di alici di Cetara: il processo produttivo

Secondo molti  storici gastronomi la “colatura” deriverebbe direttamente dal “garum “ e dal “liquamen “ dei romani e  di questi sono giunte fino a noi numerose  ricette ; tutte  utilizzavano come materie prime pesci più o meno grassi con  le loro interiora con l’aggiunta di  sale e spezie poi  messi al sole per tempi oscillanti dai  venti/ trenta giorni fino a mesi  e da cui si otteneva una salsa liquida o semisolida molto  forte da coprire ogni altro sapore. Essi venivano infatti usati come sostituti del sale e per insaporire ed arricchire gli alimenti.
Ciò che è fermentato può essere gradito e quindi piacevole per gli uni ma sinonimo di  decomposto e quindi ripugnante per altri. La scelta del grado ottimale di fermentazione varia a secondo della tradizione culturale. Il concetto di marciume ottiene dunque più alla sfera culturale che a quella biologica, nella misura in cui un alimento diventa inadatto al consumo in base a criteri legati soprattutto ai gusti, alle rappresentazioni ed al concetto di igiene delle diverse società umane (A. Hubert 2001). Leggi il resto di questo articolo »

Ostreopsis ovata – Campagna di campionamento 2010 – Restrizioni alla pesca da autoconsumo

Come previsto dal “Piano di monitoraggio annuale sulla presenza di Ostreopsis Ovata nel litorale costiero campano” DGR 2106/2008, nel caso in cui le analisi evidenzino la presenza della biotossina prodotta presumibilmente dall’O.ovata, i comuni interessati provvedono all’emanazione di una ordinanza sindalcale di divieto di pesca da autoconsumo sottocosta di talune specie ittiche (cozze, patelle, ricci, crostacei, granchi ed altri molluschi).
Di seguito pubblichiamo le mappe delle località coinvolte da dette ordinanze, aggiornato al 30 Agosto 2010.

Maggiori informazioni su O.ovata
DGR 2106/2008
Opuscolo prodotto dal gruppo di lavoro e distribuito al pubblico
Articolo pubblicato nella rivista ARPA Campania Ambiente

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I rischi associati al consumo di pesce crudo: ANISAKIDOSI

Video Anisakis Laboratorio Ispezione degli alimenti IZSM Portici

Quali sono i rischi associati al consumo di pesce crudo?
Mangiare pesce crudo comporta sicuramente un alto rischio malattie alimentari causate da batteri patogeni, oppure da parassiti. Il rischio maggiore per chi consuma pesce crudo si chiama Anisakidosi.

Cos’è l’Anisakidiosi? Leggi il resto di questo articolo »

Prodotti della pesca, Produzione e consumo

Un interessantissimo opuscolo realizzato dall’Osservatorio Nazionale della pesca: Sicurezza alimentare, valore nutrizionale dei prodotti della pesca, produzione e consumi.
Il contributo della ricerca scientifica per la sostenibilità delle attività di pesca

Scarica l’allegato: Prodotti della Pesca

Il pangasio

pangasio-mauro_smallIl pangasio (Pangasius hypophtalmus) è un pesce di acqua dolce della famiglia dei pesci gatto e proviene da allevamenti situati in VietNam, nel delta del Mekong.

Caratterizzato da carni bianche o rosa molto chiaro, con scarso sapore e soprattutto senza il tipico odore di pesce, il pangasio, in questi ultimi anni è diventato una delle specie d’acqua dolce più popolari sui mercati europei, sia per il prezzo molto competitivo rispetto ad altre specie più pregiate, quali il salmone, sia per la facilità di impiego in cucina, poiché è messo in commercio direttamente in filetti e senza spine. Per tali motivi il settore dove maggiormente si è diffuso questo pesce è la ristorazione collettiva, in particolare nelle mense aziendali e scolastiche.

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I contaminanti organici persistenti nel pesce allevato e pescato

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da:  Il Pesce nr. 5, 2006 Rubrica: Inchieste

Negli ultimi dieci anni, benché la pesca nell’Unione Europea abbia registrato un forte calo, il consumo di pesce ha mostrato un sensibile incremento. Oltre, però, alle indiscutibili proprietà benefiche sull’apparato cardiovascolare1,2,3,5,7, recenti ricerche dimostrano come il pesce possa rappresentare per il consumatore una significativa fonte di esposizione alimentare a contaminanti ambientali quali diossine, bifenilipoliclorurati (PCB), ritardanti di fiamma bromurati e metilmercurio 6,8,18,21,27.

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La contaminazione da metalli pesanti nei prodotti della pesca

Da:   Il Pesce nr. 3, 2007 nella rubrica “La pagina scientifica”

Il pesce costituisce una componente fondamentale dell’alimentazione degli italiani rappresentando una rilevante fonte di proteine, acidi grassi polinsaturi e micronutrienti; tuttavia l’uomo, attraverso il consumo di prodotti ittici, risulta esposto a diversi contaminanti in relazione alla qualità dell’ambiente da cui essi provengono. L’inquinamento delle acque marine è dovuto principalmente allo sviluppo delle attività antropiche che determinano l’immissione, diretta o indiretta, nell’ambiente acquatico di sostanze in grado di provocare effetti dannosi sugli organismi viventi e, di conseguenza, sulla salute dell’uomo; in particolare, esso dipende dai contaminanti trasportati in mare dai fiumi e dai bacini idrografici interni, lungo i quali insistono numerose attività industriali, agro-zootecniche e/o intensi fenomeni di urbanizzazione, mentre una quota significativa è dovuta all’immissione diretta, nelle acque costiere, delle discariche urbane e degli scarichi industriali (Focardi et al., 2001).

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Piano di monitoraggio Ostreopsis ovata

In seguito alle positività riscontrate nei campioni di macroalghe ed organismi marini eduli e in base a quanto stabilito dal Piano di Monitoraggio per Ostreopsis ovata (Deliberazione 2106 del 31/12/08), è stata attivata la fase di emergenza alimenti per le zone di Napoli comprese tra Gaiola, Rocce Verdi e Punta Pennata.

Per segnalazioni è possibile inviare una mail all’indirizzo
microalga@izsmportici.it   o contattare l’ORSA al numero: +39 081 78 65 333

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