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Listeriosi sorveglianza e prevenzione

La Listeriosi

In seguito ai casi di listeriosi umana verificatisi in Italia centrale nel 2015 e nei primi mesi del 2016, notificati attraverso il sistema nazionale di sorveglianza delle malattie infettive, si è provveduto a valutare l’andamento dei casi umani di malattia da Listeria monocytogenes in Italia.

Dal 2003 al 2015 sono stati notificati al Sistema di Sorveglianza delle Malattie Infettive 1.342 casi di listeriosi. Il numero di casi è aumentato progressivamente negli anni, passando da un minimo di 32 casi nel 2004 a 159 casi notificati nel 2010, anno in cui è stato osservato il maggior numero di casi. Dopo il 2010 si è osservato un successivo picco nel 2013 e una diminuzione del numero di segnalazioni negli anni successivi. Il tasso d’incidenza aumenta progressivamente da 0,55 per milione di abitanti nel 2004 a 2,64 per milione nel 2010 e 2,5 nel 2015.

Stesso andamento si osserva analizzando le schede di dimissione ospedaliera per listeriosi in Italia (codice ICD-9 027.0 in tutte le diagnosi), dal 2003 al 2013. In totale sono stati osservati 1.765 ricoveri per listeriosi.

ASPETTI GENERALI 

La listeriosi è un’infezione acuta causata da Listeria monocytogenes (L.m.), batterio gram-positivo non sporigeno. La trasmissione dell’infezione avviene prevalentemente per via alimentare e l’ambiente rappresenta il principale serbatoio dell’agente. Nei Paesi industrializzati L.m. è considerato tra i principali contaminanti della filiera alimentare e la contaminazione può avvenire a qualunque livello della catena di produzione e consumo degli alimenti. L.m. può crescere a temperature variabili da 0° a 45°C e tende a persistere nell’ambiente, inclusi gli ambienti di lavorazione degli alimenti. Oltre alla via alimentare sono noti casi di malattia nell’uomo da contatto con animali infetti, nelle categorie professionalmente esposte.

L’agente può infettare numerose specie animali domestiche e selvatiche ed essere eliminato con feci, latte, secreti uterini ecc.. Le forme cliniche si verificano con maggior frequenza nei ruminanti, in questi casi il materiale abortivo degli animali infetti può essere un’importante fonte d’infezione o di contaminazione ambientale. L’ambiente gioca un ruolo importante nel mantenimento della patologia. L.m. è, infatti, caratterizzata da una buona stabilità ambientale ed è in grado di diffondersi in allevamento attraverso la contaminazione degli alimenti (in particolare insilati) destinati al consumo animale.

Nell’uomo, il rischio di sviluppare la malattia è particolarmente elevato per le donne in gravidanza, neonati, anziani ed individui immuno-compromessi ed è associato al consumo di alimenti contaminati anche con bassi livelli di carica batterica (103-104 ufc/g). La maggior parte dei soggetti adulti in buona salute non presenta alcun sintomo dopo il consumo di alimenti contaminati o può presentare sintomi gastroenterici quando il livello di contaminazione degli alimenti è molto elevato (>106 ufc/g).

Nei casi in cui si sviluppa la malattia invasiva, l’incubazione media è di 3 settimane (ma può prolungarsi fino a 70 giorni), le donne in gravidanza possono manifestare una sindrome simil-influenzale, che può avere serie conseguenze sul feto (morte fetale, aborto o listeriosi congenita), mentre negli adulti immuno-compromessi e negli anziani la listeriosi può causare meningiti, encefaliti, gravi setticemie. Nei casi con sintomatologia gastroenterica l’incubazione va da 9 a 32 ore e la malattia è autolimitante nei soggetti sani.

 

Fra le malattie trasmesse dagli alimenti, la listeriosi ha la più alta percentuale di ospedalizzazione (97,4%) e di letalità (17,7%), prevalentemente in soggetti anziani (EFSA/ECDC 2016). Le epidemie hanno trend stagionali con picchi estivi tra giugno ed ottobre e a gennaio.

Gli alimenti più frequentemente contaminati da L.m. sono le carni fresche e lavorate, i prodotti lattiero-caseari, i vegetali e i prodotti ittici. Gli alimenti pronti al consumo (ready to eat) sono quelli che presentano i rischi maggiori, in quanto consumati senza ulteriori trattamenti di mitigazione del rischio (cottura, riscaldamento) e conservati a temperatura di refrigerazione che comunque non impedisce al batterio di sopravvivere e moltiplicarsi durante la vita commerciale degli alimenti. Le misure di controllo riguardano l’intera catena di produzione degli alimenti al fine di prevenire la contaminazione dei prodotti finali. Oltre all’attività di controllo, al fine di minimizzare il rischio di infezione, si pone in essere l’attività di comunicazione e di informazione relativa alle corrette pratiche di manipolazione, preparazione e conservazione degli alimenti.

da Nota circolare “Sorveglianza e prevenzione della Listeriosi”.

Maraglino/Di Sandro/Noè/Lecchini

APPROFONDIMENTI 

circolare listeriosi_Ministero

D.Lgs_n._191_del_4-4-2006

D.M. 15 dicembre 1990