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L’Italia partecipa al progetto per la difesa della fauna marina dalle plastiche inquinanti

La plastica rappresenta più dell’80% dei rifiuti ritrovati in mare e sulle spiagge. Per verificarne l’impatto sulla fauna marina e monitorare la stabilità degli equilibri negli ecosistemi acquatici nasce il progetto europeo ‘Indicit’ (Indicator impact turtle).

Il progetto coinvolge 5 Stati europei: Italia, Francia, Grecia, Portogallo, Spagna e due Stati extraeuropei: Turchia e Tunisia. E’ finanziato dall’Unione Europea, nell’ambito dell’attuazione della Direttiva Quadro sulla Strategia marina che si prefigge l’obiettivo di individuare specifici indicatori dello stato di salute dei mari.

Il progetto Indicit, nello specifico, prevede lo studio delle tartarughe marine nel Mediterraneo quali indicatori di inquinamento marino da rifiuti di plastica: l’ampia distribuzione geografica della specie, la sua presenza in differenti habitat e la caratteristica di ingerire i rifiuti marini fanno della tartaruga Caretta caretta un valido indicatore per monitorare l’impatto della plastica sulla fauna marina.

Il progetto si snoda su due anni di attività di ricerca e sperimentazione (dal 2018 al 2020). In Italia è coordinato dal Ministero dell’Ambiente, Ispra, Iamc-Cnr.

Al termine del primo anno di attività, le analisi eseguite hanno evidenziato che il 53% degli esemplari campionati (187 tartarughe vive e 424 tartarughe rinvenute morte sulle spiagge) aveva ingerito plastica.

Delle tartarughe morte, il 63% aveva plastica nell’apparato digerente, mentre, tra quelle vive, il 31% presentava residui plastici nelle feci.

I primi risultati del progetto hanno consentito di monitorare anche gli spostamenti degli oggetti di plastica da un mare all’altro, favoriti probabilmente dalle correnti marine. Ad esempio, nello stomaco di una tartaruga spiaggiata in Italia (Marina di Camerota – 14 febbraio 2019) insieme a cannucce, tappi, lenze e ami, è stata rinvenuta un’etichetta proveniente dall’Algeria.

Il mare dunque ingoia tutto, per poi restituire quanto non riesce a degradare anche a centinaia di chilometri di distanza.  Le tartarughe marine, esposte alla spazzatura depositata in mare, rappresentano pertanto un’ottima cartina di tornasole.

Agire per difendere il nostro mare e i relativi ecosistemi equivale a tutelare anche la nostra salute dal rischio di  inquinanti provenienti dalle microplastiche che si accumulano nei tessuti dei pesci di cui ci nutriamo.