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Monitoraggio dei livelli di diossine e PCB-diossina simili in alimenti e mangimi in Europa, il report EFSA 2010

Nel mese di luglio 2010, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha pubblicato un report, in revisione di quello emesso nell’aprile dello stesso anno, contenente i risultati del monitoraggio dei livelli di diossine e sostanze diossino-simili negli alimenti e nei mangimi, con una attenta elaborazione dei dati e alcune conclusioni interessanti in merito alla presenza di questi contaminanti ai fini della tutela dei consumatori.

L’aspetto più interessante in questo report è senz’altro quello dei risultati per il gruppo latte e derivati, soprattutto in relazione alla nota situazione di emergenza che la Sanità Veterinaria della Regione Campania ha attraversato, negli anni 2002-2004, e successivamente nel 2008, per il riscontro nel latte di valori di diossine superiori ai limiti massimi stabiliti dalla normativa europea (Reg. CE 1881/2006). Le diossine (PCDD/F) e i PCB sono microinquinanti che la Convenzione di Stoccolma (2001) ha inserito nella lista dei dodici Contaminanti Organici Persistenti (Persistent Organic Pollutants – POPs) per i quali è richiesta la riduzione o l’eliminazione delle emissioni. Il gruppo delle diossine è molto numeroso comprendendo 75 congeneri di PCDD e 135 di PCDF, tuttavia la maggiore importanza dal punto di vista tossicologico riguarda 17 di essi, assieme a 12 dei 209 congeneri di policlorobifenili (PCB) definiti PCB-diossina simili (PCB-dl) perché presentano proprietà chimico-tossicologiche simili a quelle delle diossine. Si tratta, in entrambi i casi, di composti di natura antropogenica ma mentre le diossine si formano principalmente come sottoprodotti indesiderati di processi industriali o nelle combustioni (incenerimento di rifiuti e incendi boschivi), i PCB hanno un’origine essenzialmente industriale, per le loro proprietà sono stati utilizzati in maniera indiscriminata per anni, fino al divieto d’uso solo negli anni settanta. Tutte queste sostanze mostrano spiccate proprietà lipofile e di stabilità chimica che ne determinano il bioaccumulo e la biomagnificazione attraverso la catena alimentare, in particolare nei grassi animali, latticini e pesce, con la possibilità di causare effetti tossici sulla salute. Le diossine, infatti, agiscono soprattutto come interferenti endocrini, causando disturbi della funzionalità riproduttiva e del sistema immunitario, ma soprattutto manifestando attività cancerogena (IARC, 1997).

A causa della diversa tossicità dei 29 congeneri, la concentrazione di diossine e PCB-dl è espressa in equivalenti di tossicità (TEQ) utilizzando specifici fattori di equivalenza di tossicità (TEF), sviluppati sulla base della loro tossicità relativa rispetto alla 2,3,7,8-TCDD, il congenere più tossico (TEF=1). Il TEQ di ogni singolo congenere è calcolato moltiplicando la concentrazione del congenere per il rispettivo TEF e quindi sommando i singoli TEQ per ottenere il valore totale del TEQ di quel determinato campione. L’attuale normativa europea si fonda sui TEF fissati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS-WHO) nel 1998 con i risultati espressi come WHO-TEQ.

Per questi contaminanti, la normativa comunitaria sulla sicurezza alimentare ha stabilito livelli massimi d’accettabilità e livelli d’azione sugli alimenti d’origine animale e vegetale, oltre che sugli alimenti destinati agli animali, al fine di tutelare la salute dei consumatori.

La Commissione Europea, inoltre, ha stabilito attraverso delle Raccomandazioni (2002/201/CE e 2006/88/CE), un elenco di azioni per ridurre la presenza di diossine e PCB-dl e ha promosso un piano di monitoraggio di questi contaminanti negli alimenti e nei mangimi da parte degli Stati membri della UE. Successivamente, con la Raccomandazione 2006/794/CE, il monitoraggio è stato esteso anche ai PCB non diossina simili tra le sostanze da ricercare nel monitoraggio.

Nel periodo 1999-2008, in particolare tra il 2003 e il 2007, sono stati raccolti e analizzati 13854 campioni di varie matrici alimentari destinate all’uomo e agli animali; i risultati dei piani di controllo raccolti dalla Commissione sono stati trasmessi all’EFSA nell’aprile 2008 per l’elaborazione e la valutazione dei dati. In accordo con i criteri previsti dal Regolamento CE 1883/2006, alcuni campioni sono stati eliminati, per cui dopo l’esclusione il database finale conteneva i risultati corrispondenti a 7270 campioni (5624 alimenti e 1640 mangimi) provenienti da 19 Stati membri dell’Unione. Nessun campione è stato considerato per l’Italia e la Romania, mentre la maggior parte dei campioni proveniva dal Regno Unito seguito dalla Germania e dal Belgio.

Le matrici maggiormente campionate comprendono i gruppi pesce e prodotti della pesca ad esclusione delle anguille (n=1976), il latte crudo e prodotti lattiero-caseari tra cui il burro (n=931), e le uova di gallina e ovoprodotti. Questi campioni sono stati divisi in vari sottogruppi, per valutare l’influenza della specie animale, la provenienza geografica o le modalità di produzione.

I valori più elevati di diossine e PCB-dl negli alimenti sono stati riscontrati nella matrice fegato di pesce e prodotti ittici (32,6 pg WHO-TEQ/g) oltre che per il muscolo di anguilla (6,7 pg WHO-TEQ/g) espresso su prodotto fresco, mentre per fegato e prodotti derivati da animali terrestri, il valore di 5,7 pg WHO-TEQ/g è riferito alla sostanza grassa.

Nei mangimi il  livello più alto è stato trovato nell’olio di pesce (10,0 pg WHO-TEQ/g espresso al 12% di umidità) a conferma della maggiore esposizione delle specie animali che vivono negli ambienti acquatici dove più alto è l’inquinamento da diossine e PCB.

Per il gruppo alimentare pesci e prodotti ittici sono state rilevate delle differenze anche notevoli fra i diversi sottogruppi, con valori medi che vanno da 1.20 pg WHO-TEQ/g nelle trote d’allevamento, a 7.99 pg WHO-TEQ/g nei salmoni. Anche a livello geografico sono state evidenziate delle differenze notevoli, infatti i livelli medi di diossine e PCB-dl nelle aringhe sono risultati complessivamente più elevati per i campioni raccolti nei paesi della zona del Mar Baltico (8,6 pg WHO-TEQ/g) rispetto a paesi al di fuori di quest’area (2,3 pg WHO-TEQ/g).

La categoria “Carni e prodotti a base di carne dei ruminanti” è stata suddivisa nei sottogruppi bovini (n = 130), ovini (n = 40), e caprini (n = 3) e sono state notate alcune differenze nei livelli medi di diossina totale tra le varie specie di ruminanti, con valori leggermente più alti per i caprini, dovuti probabilmente al fatto che pascolano vicino al suolo sebbene la scarsa numerosità dei campioni non consenta nessuna conclusione.

Per quanto riguarda il gruppo uova e ovoprodotti, le analisi hanno rivelato che i due sottogruppi “caged eggs‟ (n=26) e “free range eggs‟ (n=34) mostrano livelli medi di diossine simili, pari a 0.41 e 0.46 pg WHO-TEQ/g di grasso rispettivamente, segno che non vi è differenza significativa tra le uova prodotte da galline in gabbia e galline libere.

Nel gruppo alimentare del latte e dei prodotti lattiero-caseari prelevati nei paesi della UE, i livelli medi di diossine e PCB diossina-simili variano da  0,95 pg WHO-TEQ/g nel latte al dettaglio a 1,27 pg WHO-TEQ/g di grasso nel latte in allevamento e  1.30 pg WHO-TEQ/g di grasso nel latte di massa. Questa variabilità potrebbe essere spiegata con un effetto di diluizione a livello di dettaglio nella miscelazione del latte di diversa origine. Concentrazioni più elevate sono state inoltre determinate sempre su campioni di latte ma per i quali non è stata specificata la specie; su questi 420 campioni, i valori espressi in  pg WHO-TEQ/g di grasso per PCDD/F e PCB- diossina-simili, sono risultati rispettivamente di 1.05 e 1.37, con la somma a 2.42 pg WHO-TEQ/g di grasso.

Il confronto di questi dati con i risultati delle analisi effettuate su campioni di latte di varie specie (bufalino, bovino, ovino) prelevati in esecuzione del Piano di Sorveglianza in Campania è senz’altro confortante per il settore lattiero-caseario della regione. I risultati ottenuti finora, su circa cinquanta campioni prelevati nel primo semestre del 2010, mostrano un valore medio di diossine e PCB-dl pari a 1.21 pg WHO-TEQ/ g di grasso, che corrisponde alla metà del valore riscontrato nel monitoraggio UE su campioni di latte non specificati, ed è lievemente inferiore a quello determinato su campioni di latte di massa, con una simile distribuzione dei contributi tra PCDD/F e PCB.

Questi dati suggeriscono come il grado di contaminazione di questi prodotti in Campania si sia notevolmente ridotto, portandosi ai livelli medi individuati in Europa, e che questo possa essere il risultato di una intensa attività di sorveglianza e controllo del territorio da parte delle Autorità preposte. Sicuramente ha avuto efficacia l’inserimento del controllo del “rischio diossina” nei piani di autocontrollo da parte degli OSA nella Regione Campania che si occupano di trasformazione e lavorazione del latte per la produzione di formaggi e altri derivati nonché per gli operatori dei centri di raccolta di latte alimentare, con una responsabilizzazione delle aziende che hanno provveduto a far eseguire controlli sulla presenza di diossine e PCB-dl nel latte di propria produzione. Un ulteriore sistema efficace è stata l’adozione da parte degli operatori del settore agricolo/zootecnico di quelle buone pratiche agricole finalizzate al contenimento delle contaminazioni da diossine e PCB.

In conclusione, il report EFSA segnala la percentuale di risultati che hanno superato livelli massimi per le diossine e PCB-dl fissati dalla normativa, in media l’8% con un ulteriore 4% circa di campioni che hanno mostrato valori superiori ai livelli d’azione previsti dalla Raccomandazione 2006/88/CE.

In generale è importante sottolineare però che una proporzione variabile di campioni durante il monitoraggio europeo è stata raccolta con modalità di prelevo mirato che non riflette il controllo casuale, con l’effetto di introdurre un certo grado di incertezza e di parzialità nella valutazione dei livelli di base di diossine e PCB-dl negli alimenti e nei mangimi, poiché valori più elevati sono attesi di solito nei campioni provenienti da prelievi mirati rispetto a quelli casuali.

Un ulteriore aspetto considerato nella valutazione dei dati del monitoraggio è la possibilità di introdurre i nuovi TEF, proposti nel 2005 a sostituzione di quelli del 1998. Utilizzando questi fattori per il calcolo del TEQ, si otterrebbe una diminuzione del 14% dei livelli di diossine. Questa differenza è da attribuire principalmente alle variazioni di TEF per i congeneri mono-orto PCB e per i PCDF, con piccoli cambiamenti in PCDD e non-orto PCB.

Dr. Mauro Esposito
Dipartimento di Chimica – IZS Mezzogiorno

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