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Ostreopsis ovata: una piccola alga che dobbiamo conoscere

Conosciamola per stare sicuri
La Regione Campania, per tutelare la salute dei cittadini e prevenire possibili rischi legati alla fioritura di un’alga microscopica, Ostreopsis ovata, ha già svolto in passato e attualmente sta realizzando programmi di monitoraggio che interessano la costa  campana.
Nel 2007 è stato realizzato un progetto di ricerca, il primo su questo argomento, elaborato dall’ARPAC (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Campania) in collaborazione con il Gruppo di Coordinamento, costituito con provvedimento regionale e composto da: Assessorato alla Sanità; ARPAC; Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno; Dipartimento di Chimica delle Sostanze Naturali dell’Università degli Studi di Napoli Federico II; O.R.S.A. (Osservatorio Regionale per la Sicurezza Alimentare) e  Stazione Zoologica ”Anton Dohrn” di Napoli. L’anno seguente, sulla scia delle informazioni raccolte nel 2007, nacque un programma di monitoraggio di Ostreopsis ovata per l’anno 2008 che conteneva misure a tutela della salute pubblica, rappresentate da un tempestivo monitoraggio delle condizioni di crescita e sviluppo della microalga.

Attualmente il Piano di Monitoraggio Annuale, approvato dalla Regione Campania nella seduta del 31 dicembre 2008 con delibera n. 2106, è caratterizzato da un’attività svolta durante tutto il periodo a rischio (giugno-ottobre) e prevede che, nel caso in cui si riscontrino pericoli per la salute, siano adottati provvedimenti cautelativi che vanno dal divieto di balneazione al divieto di pesca per autoconsumo di talune specie ittiche.
E’ articolato in tre livelli d’indagine: il primo, nella fase di routine, compresa tra l’inizio di giugno e ottobre, interessa la matrice acqua, le macroalghe e gli organismi marini. In questa fase, la sorveglianza sindromica, come strumento di Sanità Pubblica, risulta particolarmente importante per la precoce identificazione di casi potenzialmente riconducibili all’esposizione alla tossina dell’alga Ostreopsis ovata, al fine di attivare le necessarie misure preventive di Sanità Pubblica, in costante collaborazione con Comune, ASL territoriali, Ospedali. Durante la prima fase viene predisposto un Piano di Comunicazione del rischio, per mezzo del quale l’Autorità competente, attraverso l’Osservatorio Regionale per la Sicurezza Alimentare (ORSA), fornisce informazioni sia agli operatori del settore che ai cittadini e agli organismi competenti sul territorio.  La comunicazione del rischio è rivolta, dunque, sia all’interno verso il Servizio Sanitario (informazioni utili sulle attività che vengono svolte dai gruppi di lavoro e aggiornamenti di carattere scientifico-normativo) che all’esterno verso la popolazione e le altre categorie coinvolte (informazioni sui rischi sanitari, sui comportamenti  atti a ridurli e sulle attività che l’Istituzione svolge per tutelare la salute pubblica, nel contempo promuove l’immagine della Regione sul territorio: campagne di informazione, aggiornamenti, progettazione, organizzazione di eventi ecc.) e si attua attraverso interventi di formazione di informazione, rivolti alle seguenti categorie: operatori turistici, pescatori e tutti coloro che hanno dal mare una fonte di reddito; cittadini, turisti, sportivi nautici, diving e tutti coloro che utilizzano il mare come svago; istituzioni nazionali, locali, strutture tecniche di riferimento e associazioni ambientaliste.
Nel secondo livello o“ fase di attenzione” sono intensificati i controlli e i prelievi sui campioni di acqua, sui campioni di macroalga, sugli organismi marini eduli (ricci, mitili, crostacei, altri molluschi…) e sui molluschi di allevamento. Il terzo livello o fase di emergenza si attiva, infine, se c’è presenza di Ostreopsis ovata sui campioni di macroalga, se i valori di tossine risultano elevati, se ci sono casi di malessere, anche dubbi, nella popolazione. In questa fase, vengono avviate iniziative per il contenimento del rischio e per prevenire esposizioni pericolose per la popolazione, quali, ad esempio, divieto di balneazione, controlli frequenti delle acque, pulizia della battigia, prelievo di organismi marini ma anche divieto di pesca, attivazione della comunicazione del rischio e notifica al Ministero della Salute e dell’Ambiente.

Che cosa è Ostreopsis ovata?
Rinvenuta nel Mediterraneo almeno dal 1972, intorno al 2000 è stata segnalata in moltissime aree costiere, anche in concomitanza di eventi di intossicazione.
La presenza di queste microalghe aumenta nel mondo ogni anno. Dalle acque tropicali e subtropicali, dove regolarmente si trovano, le microalghe oggi sono presenti nei nostri mari fino a rappresentare una potenziale minaccia per la salute umana. Entrare in contatto con l’Ostreopsis ovata ha significato, infatti, per molte persone il ricorso a cure mediche per il manifestarsi di malesseri di carattere respiratorio, casi di febbre, irritazioni cutanee, cefalea, tosse e dispnea, nausea, vomito, lacrimazione congiuntivale.
Il contatto avviene di solito per inalazione ma anche per contatto con l’acqua di mare contenente la tossina prodotta dalle microalghe o in seguito al consumo di prodotti ittici contaminati (cozze, ricci, gasteropodi…)
L’Ostreopsis ovata si trova normalmente sulla superficie di macroalghe (alghe rosse e brune) ma è possibile ritrovarla anche su alghe verdi, animali e substrati rocciosi, sabbie e nelle pozze di mare. I segnali ambientali che si presentano quando c’è una fioritura di alghe e, quindi, produzione di tossine, sono caratterizzati da presenza di schiume di colore marrone sulla superficie dell’acqua, presenza di materiali gelatinosi in sospensione e di una pellicola membranacea dello stesso colore, sott’acqua, formazione di una pellicola bruna dall’aspetto membranoso sugli scogli e su tutto ciò che si trova sul fondo. Tale fenomeno rende pure difficile la sopravvivenza a molte specie di pesci che vivono nello stesso ambiente come molluschi bivalvi, gasteropodi, echinodermi, cefalopodi fino a provocare  la perdita degli aculei nei ricci e delle braccia nelle stelle marine.
L’ Ostreopsis ovata si sviluppa sulle nostre coste se trova fattori favorevoli come, ad esempio, le alte temperature, la presenza di microalghe, la presenza di frangiflutti, lo scarso dinamismo dell’acqua, i nutrienti. Il suo livello di tossicità si manifesta soprattutto in presenza di particolari condizioni atmosferiche, quali la direzione del vento, la temperatura dell’aria, la pressione atmosferica, a seguito di passeggiate in riva al mare, alla mancata rimozione di materiale (macroalghe) dalla battigia.
La tossina, prodotta dall’ Ostreopsis ovata, può accumularsi nei crostacei e nei pesci.  Finora nessun caso grave di intossicazione umana per consumo di alimenti si è  registrato in Italia, soltanto in alcune aree (Genova levante, provincia di La Spezia, litorale Aprano a levante del porto di Marina di Carrara, provincia di Latina, Palermo-Bagheria e Mola di Bari) sono stati segnalati nel 2005 casi di disturbi alle prime vie respiratorie e talvolta stati febbrili nei bagnanti che stazionavano sulla spiaggia.
La conoscenza del fenomeno attraverso l’informazione e la formazione rappresenta, perciò, come in tutti i casi di rischio una prevenzione sicura ed efficace per tutti i cittadini che, soprattutto con il sopraggiungere della stagione estiva, affolleranno le nostre spiagge cercando refrigerio sulle nostre splendide coste.

Dott.ssa Elda Cicala
Regione Campania

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